Assegno unico: chi ne ha diritto e come fare domanda
L’assegno unico e universale è la prestazione mensile dell’INPS per i figli a carico. Se hai figli in casa o in formazione, conviene capire per chi si chiede, come si calcola l’importo e quali scadenze non perdere, soprattutto per l’aggiornamento dell’ISEE e per gli arretrati.
Cos’è l’assegno unico e universale
Si tratta di un contributo economico erogato dall’INPS per ogni figlio che rientra nei casi previsti dalla legge. L’importo cresce o diminuisce in base all’ISEE del nucleo.
La misura non sostituisce altre prestazioni di inclusione o di sostegno al reddito: resta una agevolazione dedicata ai figli. Per orientarti tra le misure per famiglie in difficoltà puoi consultare anche la sezione bonus del sito, dove trovi guide su altri sostegni collegati all’ISEE.
Chi ne ha diritto
L’assegno spetta per ogni figlio dal settimo mese di gravidanza. Dopo la nascita, resta in vigore per i figli minorenni.
Per i figli tra 18 e 21 anni la prestazione è possibile se il ragazzo o la ragazza studia, segue un percorso di formazione o tirocinio, lavora con un reddito non superiore a 8.000 € annui, è disoccupato in cerca di lavoro oppure presta servizio civile. Per i figli con disabilità non c’è limite di età.
Il richiedente deve rispettare i requisiti previsti per la domanda: in sintesi, cittadinanza italiana o permesso di soggiorno valido, pagamento delle imposte in Italia, residenza o attività lavorativa in Italia con contribuzione. Dal 2026 rientrano anche i figli residenti in altri Stati dell’Unione europea se sono fiscalmente a carico; il vecchio requisito dei due anni di residenza in Italia per il richiedente non è più in vigore.
Non tutti i figli conviventi sono automaticamente “a carico” ai fini dell’assegno: per i maggiorenni contano le condizioni elencate sopra. Se in famiglia ci sono anche adulti con redditi bassi o situazioni di fragilità, l’assegno di inclusione è un percorso diverso, con requisiti propri.
Quanto spetta nel 2026
Gli importi del 2026 sono stati rivalutati dell’1,4% rispetto all’anno precedente. L’importo mensile per figlio dipende dall’ISEE del nucleo: più l’indicatore è basso, più la prestazione si avvicina al massimo; con ISEE elevato o assente si percepisce il minimo.
Per un figlio minorenne, a titolo di riferimento ufficiale, il massimo è 203,80 € al mese con ISEE fino a 17.468,51 €. Il minimo è 58,30 € se non presenti l’ISEE o se l’ISEE è pari o superiore a 46.582,71 €. Per valori intermedi l’importo è calcolato secondo le tabelle INPS: non è possibile ricostruirlo con una semplice proporzione senza i parametri ufficiali.
Esistono maggiorazioni riconosciute in casi specifici: +50% per i figli sotto 1 anno; +50% per i figli tra 1 e 3 anni nei nuclei con almeno 3 figli e ISEE fino a 46.582,71 €; 150 € forfettari mensili per nuclei con 4 o più figli; ulteriori maggiorazioni per figli con disabilità, madri under 21, nuclei con entrambi i genitori lavoratori e per i figli successivi al secondo. L’entità precisa di ciascuna maggiorazione dipende dalle tabelle INPS: in domanda conviene verificare l’importo simulato.
Come fare domanda
La domanda si presenta online sul sito INPS, con l’app INPS Mobile, tramite Contact center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare) o tramite patronati.
Chi ha già una domanda accolta e non decaduta non deve ripresentarla ogni anno: resta valida finché non cambiano le condizioni che danno diritto o finché non scatta una decadenza prevista dalla normativa. È però fondamentale tenere aggiornata la situazione reddituale con la DSU per l’ISEE, perché l’importo mensile segue l’attestazione.
Le nuove domande seguono regole precise sulla data di decorrenza e sugli arretrati, descritte nel paragrafo successivo.
ISEE, scadenze e arretrati
L’ISEE per le prestazioni familiari dal 2026 usa il modello previsto per assegno unico, inclusione e altre misure: la franchigia sulla casa di abitazione e le maggiorazioni per i figli sono aggiornate rispetto al passato. Presentare la dichiarazione ISEE in tempo evita di restare bloccati sul minimo.
Se non hai un ISEE valido, da marzo percepisci l’importo minimo finché non aggiorni la posizione. Se presenti la DSU entro il 30 giugno, puoi ricevere gli arretrati da marzo per la differenza rispetto a quanto già pagato.
Le domande presentate entro il 30 giugno danno diritto agli arretrati da marzo; dopo il 30 giugno l’assegno decorre dal mese successivo alla domanda, senza recupero dei mesi precedenti. Segna la scadenza sul calendario: è una delle poche date che incidono direttamente sul totale annuo in tasca.
Anche il bonus sociale bollette e altre agevolazioni usano l’ISEE, ma con soglie e automaticità diverse: avere l’attestazione in regola serve per più misure contemporaneamente.
Tasse: l’assegno non è tassato
L’assegno unico non concorre al reddito IRPEF: non va sommato al reddito imponibile e non è tassato.
Per i figli più piccoli l’assegno unico è la misura principale; per i figli a carico dai 21 anni (fino a 29, o senza limite con disabilità) entrano in gioco le detrazioni nella dichiarazione dei redditi, non l’assegno unico. Se hai figli in quella fascia d’età, conviene leggere la guida sulle detrazioni nel 730 per capire quali spese e quali familiari a carico incidono sul modello.
Cosa controllare prima di inviare la domanda
Prima di inviare o aggiornare la posizione, verifica che tutti i componenti del nucleo siano correttamente indicati nella DSU, che i figli maggiorenni rientrino in una delle categorie ammesse e che tu rispetti i requisiti di residenza, lavoro e fiscalità in Italia. Per i figli residenti in un altro Stato UE conta che siano fiscalmente a carico.
Dopo l’invio, conserva la ricevuta e controlla periodicamente l’esito e l’importo erogato sul cedolino o sul portale. Per dubbi su maggiorazioni o decadenze, il Contact center e i patronati possono aiutare a leggere la posizione individuale.
L’assegno unico è una delle misure più richieste dalle famiglie con figli: aggiornare l’ISEE entro i termini e rispettare la scadenza del 30 giugno fa spesso la differenza tra il minimo e l’importo pieno, e tra arretrati persi o recuperati.
Documenti e situazioni che conviene tenere sotto controllo
Per i figli maggiorenni in studio o in cerca di lavoro, può servire dimostrare l’iscrizione o la condizione ammessa (reddito annuo non oltre 8.000 € se lavorano). Per i figli con disabilità non ci sono limiti di età, ma l’anagrafica e i certificati devono essere coerenti con quanto dichiarato in DSU.
Se un genitore lavora all’estero ma paga le imposte in Italia, o se un figlio risiede in un altro Stato UE ma resta fiscalmente a carico, le regole 2026 prevedono casi specifici: prima di inviare la domanda conviene verificare la tua situazione sul sito INPS o con un patronato.
Infine, ricorda che l’assegno non sostituisce le detrazioni per figli dai 21 anni in su: sono due strumenti diversi. Per i più piccoli l’assegno unico è la misura di riferimento; per i giovani adulti a carico conta soprattutto il 730 e le spese detraibili, come spiegato nella guida alle detrazioni nel 730.
Domande frequenti
Da quando spetta l'assegno per un figlio?
Spetta dal settimo mese di gravidanza e poi per i figli minorenni, per quelli tra 18 e 21 anni in determinate condizioni (studio, formazione, lavoro con reddito non oltre 8.000 € annui, disoccupazione, servizio civile) e per i figli con disabilità senza limiti di età.
Serve ripresentare la domanda ogni anno?
Chi ha già una domanda accolta e non decaduta non deve ripresentarla. Senza ISEE valido, da marzo si percepisce l'importo minimo; presentando la DSU entro il 30 giugno si possono ottenere gli arretrati da marzo.
Quali sono gli importi massimo e minimo nel 2026?
Per un figlio minorenne il massimo è 203,80 € al mese con ISEE fino a 17.468,51 €; il minimo è 58,30 € senza ISEE o con ISEE pari o superiore a 46.582,71 €. Gli importi 2026 sono rivalutati dell'1,4%.
L'assegno unico va dichiarato nel 730?
L'assegno unico non concorre al reddito IRPEF, quindi non è tassato. Per i figli a carico oltre i 21 anni, invece, possono entrare in gioco le detrazioni nella dichiarazione dei redditi, non l'assegno per i più piccoli.
Contano i figli residenti in un altro Paese UE?
Dal 2026 contano anche i figli residenti in altri Stati dell'Unione europea se fiscalmente a carico, oltre ai requisiti del richiedente su cittadinanza o permesso, imposte pagate in Italia e residenza o lavoro in Italia con contributi.
Fonti
Avvertenza: questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non sostituisce la consulenza fiscale, legale o finanziaria. Norme, scadenze, importi e condizioni dei prodotti possono cambiare in qualsiasi momento; fanno fede soltanto le informazioni aggiornate degli enti competenti e dell’intermediario. Per la tua situazione rivolgiti a un CAF, a un patronato, a un commercialista, a un avvocato o a un consulente abilitato.
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